LA FOLLIA E LA STUPIDITA’

Capire è un grande piacere. Cercare di capire lo è parecchio meno. Infine, quando si cerca di capire e non ci si riesce, è quasi un dramma. Eppure l’ultimo caso è frequentissimo, se si tratta dei comportamenti dei politici. Perché della politica si vede solo la punta, come per gli iceberg; perché le motivazioni vere spesso non sono quelle ufficiali; perché anche nel caso dei politici, come per il resto degli uomini, si deve fare largo posto alla follia e alla stupidità. 

Questa realtà ci dispenserebbe dallo sterile esercizio dell’interpretazione politica se da ciò che fanno alcuni uomini non dipendesse la nostra vita. Magari non sappiamo perché si introduce una tassa sulla casa ma sappiamo chi poi deve pagarla. Dunque, interessandoci di chi rischia di imporcela, ci interessiamo del nostro portafogli.

Il rompicapo di oggi è il seguente: perché mai Mario Monti ha detto che non accetterà di essere ministro? 

Poiché a partire da certi livelli bisogna escludere la stupiditas vulgaris, quella dichiarazione deve avere un senso. Tralasciando i gradi periferici, nella carriera politica i massimi livelli sono: deputato, senatore, ministro, primo ministro e presidente della repubblica, e normalmente al grado successivo si arriva essendo passati dal precedente. Nessuno, in particolare, può dire: “O mi eleggete ministro o non partecipo alla vita politica” perché la carica di ministro non è elettiva. Ma Monti è un personaggio anomalo, perché è stato nominato Primo Ministro per decisione venuta dall’alto. Dunque, essendo passato direttamente da privato cittadino a quella carica, forse ha finito col credere che nessun’altra sia degna di lui. Se le cose stanno così, la sua dichiarazione, rivolta agli elettori, significa: “Votatemi in massa, in modo che io possa divenire Primo Ministro. Perché diversamente non accetterò di divenire ministro nel governo di un altro, in particolare in un governo Bersani”. 

Scommessa da brivido. Soprattutto pensando che nessuna previsione demoscopia assegna al Professore percentuali sopra il trenta o il trentacinque per cento. La sua sfida è simile a quella del Duca Valentino: aut Caesar, aut nihil (o il primo nella nazione o niente) e Dio sa quanto è probabile il niente, in questi casi. Fra l’altro, nella campagna elettorale il Professore alla Camera sarà in competizione con le liste di Casini e di Fini: il 30-40% è matematicamente escluso. È vero che al Senato la lista sarà unica e che su di essa convergeranno i voti di quelli che prima hanno votato per Casini o per Fini, ma quante probabilità ci sono che quella lista abbia la maggioranza relativa, se si pensa che Fini e Casini si acconciano a far parte della coalizione solo perché rischiano di non entrarci neppure, in Senato, non ottenendo l’otto per cento? E altrettanto non vale forse per chi è inserito nella lista di Monti?

Il Rettore, con la sua partecipazione alla campagna elettorale, per giunta adottando toni faziosi e provocatori, si è giocato la candidatura alla Presidenza della Repubblica. Dunque anche quello sbocco appare inesistente. La conclusione – sempre non tenendo conto della stupidità e della follia del prossimo – è che Monti ha detto una cosa che non pensava. Oggi si impegna con gli elettori ad accettare solo la carica di Primo Ministro, domani, se il centro sarà necessario al centrosinistra per avere la maggioranza, accetterà ben volentieri la carica di ministro. E ciò, sempre che il suo contributo alla vittoria sia stato sufficientemente grande.  Certo non può seriamente credere che, se la coalizione di centrosinistra ottenesse la maggioranza relativa, Pierluigi Bersani poi lascerebbe ad un terzo, di scarso peso, il posto che si è guadagnato in anni ed anni di vita politica, lottando contro gli avversari e soprattutto contro chi, nel partito, ha cercato di fargli le scarpe.

Bisogna escludere la follia e la stupidità, nel caso di Monti, ma rimane la domanda: che cosa ci avrà guadagnato se, pur avendo avuto un buon successo elettorale, per mantenere la parola data dovrà ritirarsi a vita privata? Oppure se, pur di essere nominato ministro per i rapporti con l’Unione Europea, si rimangerà la parola data? Soprattutto pensando che questa cattiva figura è gratuita: nessuno l’ha obbligato ad infliggersela. 

Molti comunque preferirebbero che mantenesse la parola. Infatti il Professore ha detto che in un anno egli ha salvato l’Italia e che nei prossimi cinque anni, se divenisse Primo Ministro, completerebbe l’opera. In questo caso è bene sapere che il clima di Sydney è costantemente eccellente e che nessuno attualmente promette di salvare l’Australia.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

5 gennaio 2013

LA FOLLIA E LA STUPIDITA’ultima modifica: 2013-01-06T10:12:10+01:00da gianni.pardo
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