TRY ME

“Try me” sono due parolette inglesi dall’aria innocente. Significano soltanto: “Mettimi alla prova”. Ma in realtà vengono dette da qualcuno che ha minacciato qualcosa di tremendo, e si accorge che l’altro non crede che avrà il coraggio di metterlo in atto. Insomma, “Try me” è come dire: “Sfidami, se ne hai il coraggio, mettimi alla prova, e così vedrai se sono capace di fare ciò che ho detto”. La minaccia ribadita con “Try me” è il più severo degli avvertimenti possibili. Meglio non indurre un uomo coraggioso a dire quelle due parole: perché da quel momento non potrà più fare marcia indietro, senza perdere la faccia.
Kim Jong-un continua a lanciare razzi nel Mar del Giappone, e l’ultimo – un vero missile intercontinentale – pare avesse una gittata di mille chilometri, tale da permettergli di arrivare all’Alaska. E se è caduto nel Mar del Giappone, è perché i coreani ne hanno volontariamente limitato la parabola, calibrando l’angolo di lancio. E non solo Kim ha osato proseguire in questa escalation, ha anche avuto la tracotanza di dire che quello era un messaggio inviato agli Stati Uniti nell’Indipendence Day. Sicché si è preclusa persino la puerile scusa: “Ma io non intendevo minacciare gli Stati Uniti”. Dove voglia arrivare, questo dittatore obeso, non si comprende proprio.
Donald J.Trump non ha nessuna voglia di invischiare il suo Paese in una guerra. Se una cosa giusta ha fatto Obama, è stata quella di non coinvolgere l’America in nessun conflitto bellico. Ha magari destabilizzato l’intero Nord Africa, parlando a vanvera, ma l’unico americano che ci abbia rimesso la pelle se non ricordo male, è stato l’ambasciatore in Libia. Ovviamente neanche il pragmatico Trump ha fretta di premere il grilletto, soprattutto avendo di fronte un Paese insignificante e tuttavia in possesso dell’arma nucleare. Un Paese che reputa tanto irresponsabile da non rivolgergli neppure la parola. Infatti le sue rimostranze sono andate a Pechino, che “non fa abbastanza” per porre rimedio a questa incresciosa situazione.
Ma – appunto – accanto al mistero Kim Jong-un, c’è il mistero Xi Jinping. Quella nazione è di gran lunga, la massima potenza militare del globo e per giunta Trump ha fama di impulsivo, di violento, di pazzo. Con quale coraggio sventolargli sotto il muso una bomba atomica per dirgli: “So che non avrai mai il coraggio di reagire”? E se a quello scappasse di dire: “Try me”?
Fra l’altro, è estremamente probabile che, se la Corea del Nord spedisse un missile verso la California, quel missile sarebbe fatto a pezzi cento volte, prima di arrivare a destinazione. Mentre non altrettanto si può dire del missile, o dei missili, con cui certamente risponderebbe Washington. Infatti la Silicon Valley non si trova certo nei pressi di Pyongyang: i computer, la cibernetica, insomma tutto l’armamentario infernale della guerra elettronica di domani l’hanno inventato gli americani. Dunque, che senso ha giocare col fuoco?
L’escalation fa peggiorare ogni giorno le cose. Se oggi la minaccia non è credibile – ma già lo è per il Giappone, per non parlare della Corea del Sud – non sarebbe comunque saggio lasciare a Pyongyang il tempo per renderla credibile per la California e l’Oregon. Dunque una risposta di Trump non sarebbe né un azzardo né una pazzia: sarebbe un’imprescindibile necessità difensiva. Mi chiedo se in questo momento gli alti gradi militari americani stiano spingendo o frenando Trump.
Non si può che ripeterlo. La situazione è talmente folle – da film del dr.Stranamore – che è un peccato non avere già oggi la spiegazione che di questo dramma darà la storia. La domanda è soprattutto una: perché mai Pechino permette che accada tutto ciò? Veramente non può far nulla – e sarebbe stupefacente – oppure non vuol far nulla di serio, e anche questo è stupefacente? Oppure sia Pechino che Mosca credono stupidamente che il problema riguardi gli americani, e non il resto del mondo? E veramente hanno talmente dimenticato la storia da credere che il Giappone sia una tigre di carta?
Ma, come insegnava Wittgenstein, di ciò di cui non si può dire nulla di ragionevole, bisogna tacere. Ma è almeno lecito avere paura?
Gianni Pardo,
pardonuovo.myblog.it
6 luglio 2017

TRY MEultima modifica: 2017-07-06T13:35:02+00:00da gianni.pardo
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