L’MPD E IL PRINCIPIO DI TERRITORIALITA’

Immaginate che si ponga agli studenti di liceo questo compito: “Data la frase: È primavera. Gli uccelli cinguettano, aggiungere una parola dopo cinguettano”, c’è da scommettere che la maggioranza scriverebbe “felici”. E ciò perché molti non sanno che il canto degli uccelli ha la funzione di avvertire che quel territorio ha già un titolare. Il tordo dice “Qui non c’è spazio per altri tordi”. E quello spazio è pronto a difenderlo.
Dal momento che la sopravvivenza dipende dal cibo, e il cibo a sua volta dall’esclusiva di un certo territorio, molti animali sono “territoriali”. Risiedono in un dato luogo e si danno una grande cura di lasciare delle tracce alla “frontiera” (in genere escrementi o altri segnali olfattivi), nella speranza che il cartello: “Occupato” possa scoraggiare gli intrusi.
Anche gli esseri umani sono a loro modo territoriali. I singoli difendono le loro case con porte e antifurto. I sindacati di categoria difendono gli adepti. Gli Stati sono pronti a difendersi anche con le armi. Ed è lo stesso principio che consiglia di non aprire un negozio di ferramenta di fronte ad un negozio di ferramenta. A meno che non si sia in grado di avere un assortimento maggiore e se possibile prezzi più bassi. Chi vuole occupare lo spazio altrui deve essere o più forte, o in grado di proporre un’offerta migliore.
Tutti questi principi sono validi anche per lo spazio politico. Chi volesse fondare un partito per la difesa del Nord Italia oggi dovrebbe fare i conti con la Lega Nord. E si troverebbe dinanzi ad un bel dilemma: infatti, se presentasse lo stesso programma, non si vede perché la gente dovrebbe votare per il nuovo partito; e se presentasse un programma diverso, non sarebbe probabile che gli abitanti delle regioni del nord ne siano sedotti. Ecco in che senso l’intuizione di Umberto Bossi è stata geniale: egli ha concepito la Lega Nord quando nessuno ci pensava, e nessuno aveva previsto che potesse avere successo.
Queste regolette empiriche valgono anche per il Movimento nato dalla scissione del Pd. Anche ad ammettere che il comportamento di Matteo Renzi sia stato tale da mandare in bestia un santo, siamo sicuri che ci sia lo spazio per fondare un nuovo partito? E siamo sicuri che questo eventuale spazio sia alla sinistra del Pd?
Per chi è nato comunista, il Pd di Renzi è sideralmente lontano dal Pci che fu, e perfino da quel Pds di Achille Occhetto che pure provocò la scissione del Partito della Rifondazione Comunista. Ma è proprio guardando a questa esperienza che i nuovi dissidenti avrebbero dovuto chiedersi: “È vero, il Pd rappresenta un tradimento, rispetto al Pci; ma siamo sicuri che questo tradimento non l’abbiano perpetrato per primi gli elettori?” Ripensiamo alla alla Bolognina: “Rifondazione” era più fedele ai principi del Pci e tuttavia si accorse presto che la massa dei votanti preferiva il Pds – il partito che si era vergognato dell’aggettivo “comunista” – piuttosto che il Prc.
Renzi ha portato il partito ancora più a destra, ma prima di dargli addosso bisognerebbe sapere se, per caso, in questo smottamento non l’abbiano addirittura preceduto gli elettori. Fino a non lasciare spazio alla sinistra del Pd. “Abbasso Renzi” non è un sufficiente programma politico e il richiamo ai principi e ai vecchi programmi “comunisti” non è detto seduca molti elettori. Il mondo ha visto crollare l’universo marxista e non è più incantato dai suoi slogan. Per non parlare dell’insistenza sulla patrimoniale, in un Paese in cui i cittadini, per l’ottanta per cento, sono proprietari della casa in cui abitano.
Il problema è sempre lo stesso: c’è uno spazio politico alla sinistra del Pd? Perché se non c’è, il rischio è che i dissidenti non siano usciti dal Pd, ma dalla politica.
L’irritazione nei confronti di Renzi è giustificata. È anche possibile che sia condivisa da una notevole parte del “popolo di sinistra”. Ma è anche possibile che questo rigetto si trasformi in astensione piuttosto che in voto per quell’ “Insieme” di duri e puri capeggiati da Pisapia, che potrebbe anche essere un insieme di senzatetto.
Gianni Pardo,
pardonuovo.myblog.it
4 luglio 2017

L’MPD E IL PRINCIPIO DI TERRITORIALITA’ultima modifica: 2017-07-04T08:51:27+00:00da gianni.pardo
Reposta per primo quest’articolo
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *

*